Il successo? Questione di competenze trasversali

Siete a conoscenza di quali siano le vostre più brillanti soft skills?
Beh, dovreste… anche se nei vostri percorsi scolastici canonici è piuttosto insolito che siate entrati in contatto con quest’area cognitiva.
Perchè proprio di cervello e funzioni annesse stiamo parlando, e non ci si riferisce alla mole di nozionismo e di conoscenza tecnico-operativa (che per carità, è fondamentale), ma che da sola non è sufficiente a rendere un individuo, anche in ambito lavorativo e manageriale, davvero efficiente e completo.

Se le “hard skills” rappresentano il bagaglio logico-razionale-tecnico del saper fare, potremmo dire che le soft (altrimenti dette competenze trasversali) parlino del nostro saper essere e soprattuto relazionarci positivamente col mondo esterno.
A differenza delle hard skills, che sono piuttosto facili da riconoscere a colpo d’occhio dall’analisi di un Curriculum Vitae, le soft non possono essere provate con certificazioni, qualifiche e prove di lavoro, se non indirettamente.
Ma è proprio qui che si gioca il valore di un professionista, in qualsiasi campo egli operi.

Il Word Economic Forum ha stilato la top-ten delle qualità trasversali più richieste nel 2020:

  • Problem solving: è la capacità di fronteggiare con atteggiamento risoluto gli ostacoli e le situazioni critiche, senza farsi prendere dal panico, individuando in tempi ragionevolmente rapidi la soluzione più idonea.
  • Pensiero critico: interrogarsi su quanto avviene ed essere capaci di interpretare le informazioni in maniera obiettiva e “omni-comprensiva”.
  • Creatività: la capacità di pensare fuori dagli schemi e di percorrere nuovi sentieri.
  • Gestione delle risorse umane: come gestire con autorevolezza un team, valorizzando e motivando le persone che ne fanno parte, al fine di raggiungere insieme i KPI prefissati.
  • Lavorare in gruppo: ciò significa apportare il proprio contributo a un progetto con la massima apertura mentale nei confronti del lavoro svolto dagli altri membri del team, con spirito critico e disponibilità al tempo stesso.
    Qui dobbiamo ricordarci che il successo dell’azienda (o del progetto) è funzionale al fatto che i singoli ingranaggi che ne fanno parte operino in armonia costruttiva.
  • Intelligenza emotiva: è la dote che consente di riconoscere, comprendere e gestire le proprie ed altrui emozioni in maniera consapevole.
    Sembra scontata, ma non lo è, in quanto fortemente trascurata dal sistema scuola italiano e spesso oscurata da esperienze negative o traumatiche che in età infantile/adolescenziale più o meno tutti abbiamo subito e che hanno inibito i nostri canali percettivi e comunicativi.
  • Decision making: un manager deve saper ascoltare tutti i propri collaboratori con apertura mentale, ma alla fine dovrà decidere da solo, assumendosene le responsabilità.
  • Orientamento al servizio: ovvero sapersi rendere utili e mostrarsi collaborativi nei confronti delle persone, superando diffidenze, steccati e preconcetti.
  • Negoziazione: si tratta di un’attività strategica, che serve a creare benessere economico e relazionale.
  • Flessibilità: è la capacità di adattarsi a cambiamenti strutturali o strategici per affrontare le novità utilizzando lo stress come risorsa propulsiva (“eustress”), anziché come limite.
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